Titolo: Lo strano caso di Felice C.
Un tranquillo funzionario provinciale addetto all’esame delle domande di invalidità civile si vede recapitare ogni mese una busta contenente 30 milioni delle vecchie lire con nessuna indicazione del mittente.
La vicenda getta nel caos la famiglia, divisa tra una moglie desiderosa di spendere quei soldi in folli spese, un cognato nullafacente che vorrebbe partecipare alla divisione dell’ingente somma e il povero Giuseppe Cocuzza, timoroso che dietro a tutto ciò ci sia un tentativo di corruzione.
Per quale reale motivo Cucuzza riceve quei soldi?..............................
Profonda è la riflessione che Felice C. jr articola sulla crisi dell’ideologia comunista all’indomani della caduta del muro di Berlino e sul profondo vuoto che ha indotto in molti che di quella ideologia hanno fatto la loro ragione di vita.
Il tutto, aggravato dal fatto che a rinnegare quella ideologia sono ora quelle stesse personalità del mondo della politica e della cultura che l’hanno tanto osannata.
Ma siamo veramente sicuri che a crollare siano stati gli ideali comunisti di Felice C. e non già i valori cattolici di Giuseppe Cocuzza. Il finale della commedia darà una risposta a ciò.
Beninteso che i valori cattolici di cui si parla, vanno contestualizzati in Giuseppe Cocuzza e che nessun discorso generale si vuol fare.
Compagnia: Compagnia teatrale Luna Nova Napoli
Regia: Angelo Germoglio
Autore: Vincenzo Salemme
Note di regia: Si tratta di un bel testo teatrale, nuovo, moderno, brillante, dove non mancano spunti comici, ed è al tempo stesso attuale, dalle tematiche sociali molto forti. Con la caduta del muro di Berlino nella società moderna si sono verificati dei cambiamenti di ordine sociale e politico, gli ideali comunisti sono stati messi in discussione, una generazione intera ha subito uno shock ideologico e culturale, sono venuti a mancare sempre di più i riferimenti e le certezze. Come nella realtà, il comunismo crolla anche nella commedia, crolla ma lascia tracce indelebili, nevrosi irreversibili, che fanno di Felice C. un caso singolarmente emblematico. Egli è vissuto sempre da comunista, tenendo fede all’ideologia; subito il trauma della caduta del “muro”, si accorge improvvisamente di non poter trovare spazio in una società materialistica, dove il profitto la fa da padrone. Si isola, non comunica, perde tutto: la moglie, gli amici, il lavoro, rischia anche la dignità. Il suo malessere interiore e psicologico lo portano a chiedere allo stato il riconoscimento dell’invalidità; richiesta che non sarà presa in considerazione da un funzionario dell’INPS, cattolico integerrimo, piccolo e mediocre rappresentante di una borghesia spaventata e socialmente chiusa. Tra il funzionario e Felice C. viene fuori uno scontro di ideologie, di regole sociali diverse, due modi di essere a confronto. Alla fine anche il funzionario “integerrimo” posto davanti ad una difficile scelta di vita, si rende forse conto di essere stato sempre e soltanto un uomo qualunque, mediocre, incapace di vivere in maniera veramente responsabile e dignitosa. Due vittime del recente passato novecento, due vittime, come tanti, della nostra modernità.
Date Spettacolo:
12-03-2011 / 13-03-2011 /