Titolo: MAMMA-piccole tragedie minimali
Ambientati negli anni ’80, i monologhi, oggetto della piece teatrale, raccontano scene di vita quotidiana nel complesso rapporto tra madri e figli. Sono madri ciniche, distaccate, apparenti, schiave di un finto perbenismo e che sembrano aver subito lo status acquisito di Madre più che cercato. Ruccello evidenzia tra l’altro quanto il potere dei mass-media abbia influenzato questo universo che in passato era fortemente legato alle tradizioni familiari; un potere che arriva a scardinare persino la trasmissione onomastica classica, sostituendo Maria e Ciro con Mariana e Luis Antonio (protagonisti di telenovelas brasiliane). A rendere salva la tradizione, resta la favola con cui inizia il lavoro teatrale, ultimo baluardo della tradizione orale.
Non in ultimo un aspetto altrettanto importante interviene nei monologhi ed è quello della religione, vissuta a metà strada tra mediatrice di grazie ed oracolo. Lo stretto legame tra fede e mass-media, raggiunge l’apice in Maria di Carmela, in cui la protagonista del monologo è convinta di essere essa stessa la Madonna.
Ruccello ha elaborato questi monologhi con sapienza, rendendo, quelle che sono a tutti gli effetti delle tragedie, del tutto godibili e leggere al tempo stesso.
Compagnia: Fuorisegno Teatro - San Giorgio a Cremano(Na)
Regia: Genni Caruso
Autore: Annibale Ruccello
Note di regia: Si tratta di un bel testo teatrale, nuovo, moderno, brillante, dove non mancano spunti comici, ed è al tempo stesso attuale, dalle tematiche sociali molto forti. Con la caduta del muro di Berlino nella società moderna si sono verificati dei cambiamenti di ordine sociale e politico, gli ideali comunisti sono stati messi in discussione, una generazione intera ha subito uno shock ideologico e culturale, sono venuti a mancare sempre di più i riferimenti e le certezze. Come nella realtà, il comunismo crolla anche nella commedia, crolla ma lascia tracce indelebili, nevrosi irreversibili, che fanno di Felice C. un caso singolarmente emblematico. Egli è vissuto sempre da comunista, tenendo fede all’ideologia; subito il trauma della caduta del “muro”, si accorge improvvisamente di non poter trovare spazio in una società materialistica, dove il profitto la fa da padrone. Si isola, non comunica, perde tutto: la moglie, gli amici, il lavoro, rischia anche la dignità. Il suo malessere interiore e psicologico lo portano a chiedere allo stato il riconoscimento dell’invalidità; richiesta che non sarà presa in considerazione da un funzionario dell’INPS, cattolico integerrimo, piccolo e mediocre rappresentante di una borghesia spaventata e socialmente chiusa. Tra il funzionario e Felice C. viene fuori uno scontro di ideologie, di regole sociali diverse, due modi di essere a confronto. Alla fine anche il funzionario “integerrimo” posto davanti ad una difficile scelta di vita, si rende forse conto di essere stato sempre e soltanto un uomo qualunque, mediocre, incapace di vivere in maniera veramente responsabile e dignitosa. Due vittime del recente passato novecento, due vittime, come tanti, della nostra modernità
Date Spettacolo:
20-11-2010 / 21-11-2010 / 27-11-2010 / 28-11-2010 /